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SALOME'

Salomé si sfilò le scarpe e le lasciò cadere tra i ranuncoli gialli del fosso, dopodiché fece altrettanto: si sfilò dal suo guscio di seta e sparì nel verde del campo.

Salomé é tenera e fragile, pensò qualcuno, tanto che l'erba potrebbe ferirla e il sole bruciarla se solo si affaccia di fuori, fuori dalle pareti del sogno.

Salomé era un amore, dico era perché il sole l'ha bruciata e l'acqua disciolto il suo colore, persa nel luogo dove aveva sempre guardato per non vedere cosa la muoveva dentro

STRABISMI

Affacciati alle stanze, sospesi a mezz’aria, osservatori perenni degli animi e dei luoghi fuori dalle porte. Vi ho ospitati per paura del vuoto o per pura evocazione senza sapere chi siete e quanto vivrete, senza sapere chi c’è dall’altra parte, sotto la pelle gessosa collosa, sotto la crosta rossa e blu

Occhi come telecamere da chissà quale luogo a scrutare dentro e fuori, qui e altrove, curiosi dei miei movimenti incontrollabili. Quanti siete dietro a quelle pareti, dietro a quella facce spalmate sul legno? Quanti siete ad ascoltare le voci dei poveri inconsapevoli della cospirazione e della grande beffa.  Rincorreremo i paesaggi senza più stagioni per nasconderci dal vostro sguardo, occhio strabico perso a cercare dietro a una collina i sentieri del non ritorno (ma dove?). Ci nasconderemo sotto le foglie ai piedi di un temporale per confondere i nostri suoni. Seduti al tavolo della distensione domestica, si ritrovano  a ricordare una vecchia casa in fondo al blu, oltre il nero costellato, oltre i cieli numerati. Distesi su verdi dune o in cammino verso il centro della terra, speranzosi che la luminosa anima del pianeta possa svelarsi per attimi imprendibili e il senso della consolazione avrà l’aspetto di una grazia.

Non c’è dialogo in quella  contemplazione, solo un flusso interminabile di luci e ombre che trasporta l’incomprensione e lo sgomento. Loro stanno lì, immobili e silenziosi ammiccando la finestra, a tentarci, a proporci altre voci ed altre stanze. Oppure anche'essi rosi dall'indecisione se restare o fuggire, se percorrere i sentieri d'acqua, scivolando senza opporre resistenza. Ma non cè luogo in cui andare, resteremo qui a fissarci per trovare uno spiraglio rivelatore o forse è tempo di chiudere gli occhi e cominciare a vedere i colori dentro sul fondo dei nostri sogni.

 

L'ALTRO LUOGO

Mi sono affacciato dietro casa per vedere la fine del mondo, l’orizzonte diventare buio e quelle luci, come stelle terrene, a indicare un luogo lontano o la sensazione di volere tornare a casa quando sei già a casa. Mi sono riaffacciato alle linee dei campi per vedere la fine dei ricordi o l’inizio della memoria dalla stanza in cui sono nato, curioso di risentire il primo odore o riascoltare il primo silenzio. Non ci sono più i pagliai, solo la sera, la stessa di sempre: allunga le ombre verso di te come una marea che  ti corre incontro e sale dai piedi per avvolgerti: devi allontanarti per vedere di nuovo il sole o correre per oltrepassare il confine. Correre al di là del pendio tra le dissolveze e le nebbie dove originano le ombre dove le nuvole toccano l'erba e c'è più bagliore nell'acqua che nel cielo. Distante dalla strada, dall’ umanità che urla,  là,  al confine del quotidiano, appoggiato al lato buio delle pareti dove cresce il muschio sul marciapiede, ho rivisto il controluce apparire all’improvviso  dietro a un muro. Il suo chiarore si espandersi senza rivelare la sorgente. come un'aura attorno agli alberi e alle case come la corona di una eclissi totale    Non capisci più dove finisce l’ombra e dove inizia il paesaggio, senti solo il cuore ridere e ballare e non esiste un altro luogo.