acropoli2 19 apr

carlo ravaioli “La Città dei Filosofi” olio su tela cm. 90×180 – particolare: Le case coloniche

Prosegue il viaggio nella Città dei Filosofi (2540/2750 d.c.)

Scendendo dall’acropoli (lato sud) tra le costruzioni addossate si cerca un varco per oltrepassare la bassa fortificazione delle brevi mura di cinta della vetta del promontorio. Percorrendo lo stretto passaggio verso la torretta sud si intravede la piccola apertura che permette l’accesso alla valle. Il paesaggio che si presenta allo spettatore è desolato, brullo senza vegetazione. Una vallata di terra scura e a tratti nera in cui spuntano case sparse isolate fra loro, i muri intonacati di calce bianchissima spiccano dallo sfondo plumbeo come vivessero di luce propria. Gli abitanti della campagna, che ancora si fanno chiamare coloni, ricavano dal terreno arido una pianta generata dalla modificazione genetica di alcune specie di funghi anaerobici (che un tempo si usavano per divorare la plastica). Il colore nerastro del terreno è dato da questa pianta che in seguito ad complessi processi biochimici diventa commestibile. I filosofi della città si nutrono principalmente di questo prodotto a basso contenuto calorico che però pare abbia la proprietà di aprire la mente  e accelerare le funzioni cerebrali. E’ diventata tradizione, per i filosofi  meno integralisti, precorrere la campagna una volta la settimana per rifornirsi direttamente dai produttori del “prezioso” alimento. Le costruzioni rappresentate nella foto ospitano i laboratori dei coloni in cui elaborano e vendono il magro prodotto della terra.

 

 

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