| Carlo Ravaioli potrebbe esssere definito un "artista ariostesco" in quanti si rivela ossessioato dalla figura femminile, simile ad Alcinia; la maga che, nella sua isola, trasforma gli uomini in animali e piante dopo aver concesso loro le gioie dei suoi incantesimi. Anche l'artista forlivese si prefigge lo scopo di gustare le delizie di "un'isola che non c'è" proiettata nel mondo dell'assenza.Il ciclo da lui affrontato dal titolo "Ospiti del nessun luogo" dichiara la sua volontà di cercare una dimensione "altra" al di fuori del mondo, sospesa tra fiaba e fumetto. Le sue figure femminili, infatti, cercano formule magiche per evadere dallo spazio claustrofobico in cui sono sollocate, u,a sorta di prigione che simboleggia la condizione umana. ?a in questo rapporto fra figura e ambiente, la prospettiva viene volutamente sfalsata per scardinare lo spazio tradizionale, reale, per aprire così la porta ad un sogno evanescente, un po' beffardo, ma dolce nel suo incanto. Le donne di ravaioli, maghe nello sguardo strabico, i cui occhi guardano in direzioni opposte, sono custodi di stanze incantate, vuote, abitate da fantasmi dell'ironia. Ne "Il ricciolo d'oro", una di queste sue muse tirnr in manp un lungo capello spiraliforme che costituisce la chiave per aprire la porta dell'assenza. |
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