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Carlo Ravaioli
"Opere scelte 2008-2009"
Galleria IDEARTE
Potenza

Marzo-aprile 2009
a cura di Rino Cardone

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In questa mostra potentina alla Galleria Idearte, diretta da Grazia Lo Re, l’artista ravennate propone tre filoni di pittura: la silhouette femminile, il paesaggio e le navi volanti, che rappresentano anche le “grandezze invariabili” della sua attività creativa, iniziata – molti anni fa – come illustratore anatomico e come grafico pubblicitario e approdata poi all’attuale soluzioni estetiche, immaginifiche e stilistiche.

Analizziamo brevemente – a uno a uno – ciascuno di questi punti.

La silhouette femminile è sviluppata – sulla tela e sulla tavola – da Carlo Ravaioli in maniera assai intrigante. Il viso, gli occhi, le palpebre, il naso e le rotondità del mento possiedono, infatti, nell’ornato di quest’artista, qualcosa di molto fascinoso e seducente, pur nella constatazione oggettiva che i soggetti femminili, da lui ritratti, sono segreti olocausti del grande dilemma esistenziale del nostro tempo, molto bene teorizzato da Albert Camus, quello che conclude una novella dello scrittore francese (intitolata “Jona” e che è contenuta nel testo “L’exit et le royaume”) e che recita così “Solitaire ou solidaire”.

Ebbene sì, posto di fronte all’opportunità di dover scegliere tra la solitudine e la solidarietà, l’uomo del nostro tempo, calato in una società sempre più edonista e mediatici, quella venuta fuori dall’esaltazione prima e dalla caduta poi, delle ideologie non sa scegliere che cosa fare. Ed è per questa ragione che l’uomo moderno si rifugia in paradisi artificiali della mente, che sono quelli del sogno, dell’utopia e della creatività, nel caso di personalità attente al mondo dell’arte e della cultura e che sono, al contrario, spazi mortificanti dell’individualità quanto questo stesso uomo moderno segue la via dell’empireo materialista segnato dalle tendenze alla moda, dagli stereotipi culturali e dai pregiudizi morali.

Questo è quello che appre in opere, come quelle esposte in questa personale di pittura, che hanno per titolo: “La modella annoiata”, “Il pensiero di Monica”, “Ozio”, “ Il mattino di ieri”, “Pensieri all’ombra”, “Il tempo e la noia” e le diverse versioni di “Femme Decò” create da quest’artista dallo stile personalissimo capace di riempire di contenuti, d’idee, d’immagini e di forme parte di quel vuoto pneumatico di valori, esistente oggi.

Il problema sta, infatti, nel “bisogno di godimento” (che va oltre il semplice piacere) che è cresciuto, a dismisura, nella nostra società contemporanea, coartando, di fatto, la “misura delle cose” a una dimensione di “estraniamento sociale”, tutto vantaggio della “dimensione compulsiva” della spensieratezza che, a sua volta, si traduce in uno “stato dissipativo” del senso etico generale.

Questo è quello che suscitano – a una personale lettura di chi presenta questi lavori – le opere di Carlo Ravaioli intitolate: “Voglia di uscire”, “L’altra sera” e la “Leggerezza” che è possibile ammirare in questa mostra potentina, i cui due altri filoni, lo accennavamo all’inizio, sono quelli del paesaggio e delle navi volanti.

E veniamo, dunque, al paesaggio. Com’è risaputo il desiderio (che è anche la molla vitale della vita) ha bisogno, per crescere, del “vuoto” (che è anche spazio di proposta) che quest’artista tratta in maniera – lasciatemi dire – crepuscolare, romantica, sommessa, intimista, idilliaca e malinconica. Due le opere esposte, a questo riguardo, in questa personale di pittura. Sono i lavori intitolati: “Aria del lago” e “Dietro casa”, la prima di grande forza espressiva ed incanto magico, la seconda, invece, “serrata”, sospesa, in un bisogno dell’anima di mostrare, se non persino di ostentare, i suoi “silenzi interiori” che sono il luogo della poetica, della creatività, della preghiera e dell’evoluzione intellettuale.

Insomma, l’artista Carlo Ravaioli si inserisce nel panorama dell’arte contemporanea con una sensibilità – di modello “umanista” – fuori dal comune: che dà spazio e centralità, all’essere umano. La sua arte ci piace, dunque, definirla di tipo “antropocentrico”: capace, in altre parole, di ascoltare, di accogliere e di accettare il “pensiero dell’altro” (quello che si muove nell’interspazio esistente tra la materia e lo spirito) per poi “sublimare”- questi stessi concetti altrui – attraverso la pittura, con delle “espressioni immaginifiche” che nel loro alto valore di rapporto dei “territori nascosti della mente” rappresentano un “proposito ideale” da dover seguire.

E l’obiettivo, che occorre cercare di raggiungere è, appunto, quello della “Bellezza assoluta” (quella con la Bi maiuscola) estesa al “benessere sociale”.

E concludiamo con le navi volanti di Carlo Ravaioli che (riprendendo quanto già scritto in catalogo) sono come sospese in quelle dimensioni di gravità assente e d’impermanenza lirica, che accentua, a sua volta, quel senso di leggerezza, di impalpabilità e di indeterminatezza, che è correlato con il bisogno – da parte dell’artista – di voler dimostrare, oltre alla sua autenticità creativa, anche le espressioni nascoste di quella scienza dell’essere assoluto (la filosofia) e d quella dottrina dell’esistenza universale (la fede) che sono alla base – l’una e l’altra – del trascendente creativo e dell’immanente corporeo.

Carlo Ravaioli si muove, dunque, entro uno “specifico creativo” che se ribaltato dalla pittura, ala filosofia, rimanda in maniera prepotente al Arthur Schopenhauer e alle sue teorie con le quali egli riprese le dottrine di Aristotele, confermando che l’arte è mera rappresentazione dell’universale, nell’individuale: capacità cioè, di andare dentro il “frammento”.